ADRIANO VITERBINI + RIVERWEED live

di , 1 giugno 2016 18:27

Venerdì 30 settembre

ADRIANO VITERBINI + RIVERWEED

live al Bianconiglio

Roots Rock, IT

Adriano Viterbini è il chitarrista del duo alternative rock Bud Spencer Blues Explosion. Inoltre, ha suonato con Enzo Pietropaoli, Bombino, Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè.

Il suo primo lavoro da solista è Goldfoil, uscito nel 2013, che suona come un omaggio all’amato Delta Blues, un lavoro strumentale di american primitivism, o chitarra primitiva. Un album intimo, evocativo, ad alto contenuto emozionale, in cui Adriano ci racconta il suo grande amore per il blues minimale, da Ry Cooder a John Fahey passando per Jack Rose e la musica africana, nel modo a lui più congeniale, la musica.

A fine 2015 esce il suo secondo lavoro Film o Sound, a proposito del quale Viterbini dice: “Il disco che vorrei ascoltare e che vorrei comprare me lo sono fatto da solo. Ispirato dal lavoro di Ry Cooder, ho intrapreso un percorso musicologico: brani rivisitati in modo bizzarro, o riscoperti e riarrangiati, musiche e motivi originali, da ascoltare con curiosità o leggerezza. Cose di cui difficilmente si sente parlare in giro.” In questo suo percorso Viterbini non è stato solo, ma ha avuto accanto per ogni tappa degli incredibili compagni: Marco Fasolo dei Jennifer Gentle, prezioso alla produzione artistica, Fabio Rondanini (CALIBRO 35, Afterhours), Stefano Tavernese, Enzo Pietropaoli, Bombino, Jose Ramon Caraballo Armas (Daniele Silvestri Ufficiale, Bandabardò) e Alberto Ferrari (Verdena), special guest nel classico di Sam Cooke “Bring it on home “, unico brano cantato del disco.

Il titolo del disco è il frutto di un’intuizione stessa di Adriano, quella di usare il “Filmosound”, un proiettore a bobine della Bell & Howell degli anni 40, compatto e portatile con audio integrato, come sezione audio per registrare l’album assecondando una visione complessiva oltre che un instancabile desiderio di ricerca sonora.
Film O Sound diventa così un evocativo gioco di parole, un disco da immaginare oltre che da ascoltare. Un “album globetrotter”, crocevia tra i suoni del nord e del sud del mondo, un viaggio attraverso l’Africa, il Sud America e gli States, in undici tracce di vera e propria antropologia musicale.

www.adrianoviterbini.com

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Riverweed

(Blues-Garage / Treviso, IT)

Composti da Alessandro Cocchetto (chitarra e voce) e Filippo Ceron (batteria e voce), i Riverweed sono un duo nato nell’autunno 2014 sulle rive del Sile nella provincia di Treviso. Spinti dalla passione per il blues primordiale del delta del Mississippi e per le sue sonorità, cercano di rievocarne lo spirito attraverso una rilettura personale e contemporanea. Il loro approccio alla musica si basa sulla spontaneità e sull’improvvisazione, unite alla volontà di far percepire all’ascoltatore un “muro di suono” che non ci si aspetterebbe da parte di un duo.
Full Moon (ottobre 2015) è il primo disco autoprodotto della band, registrato in analogico e in presa diretta presso l’OUTSIDE INSIDE STUDIO di Biadene (TV) sotto la supervisione di Matteo Bordin, che ne ha curato anche mixaggio e mastering. Artwork e grafica sono opera di Leonardo Marzi.

Dicono di loro:

ROCKIT (IT)
“È sulle sponde del fiume Sile, nella provincia trevigiana, che si compone l’esordio dei Riverweed, duo formato da Alessandro Cocchetto (chitarra e voce) e Filippo Ceron (batteria e cori) che autoproduce “Full Moon”, ep di sei tracce che dal blues tipico del sud degli Stati Uniti si muove sempre su un binario a stelle e strisce, fino a toccare un sound costruito da incisive chitarre elettriche. I Riverweed sono questo: una contaminazione tra le acque del Sile e quelle del Mississippi; hanno attinto a quella cultura blues d’oltreoceano inserendovi un loro personale stile rock, più sporco e aggressivo.
È proprio questo meltin’ pot di generi che viene fuori in “Barefoot Blues” e “Flower Dust”, dove un buon bilanciamento tra blues e garage rock le rende due tra le tracce migliori; in particolare nel primo pezzo una consistente chitarra elettrica riesce a incrociarsi in maniera più che discreta con la struttura blues del brano. Meno legata a quest’ultimo genere e più decisamente in linea con un sound tipico di una band nineties è “The Mole”, nella quale il tono che si mantiene è quasi industrial, con la voce di Cocchetto che ben si sposa con quei passaggi a tratti aggressivi che il pezzo presenta.
Non si sbaglia affermando che con “Full Moon” la prima prova i Riverweed l’hanno superata, attenderemo con sana curiosità la direzione che adesso decideranno di prendere.” (E.S.)

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